giovedì 17 giugno 2010

STORIA VERITA’ riprende il suo cammino


Dopo una pausa di 4 mesi dovuta a problemi tecnici,

STORIA VERITA’ riprende il suo cammino.

Allego le ultime due COVER (i corrispettivi numeri sono usciti). Fra una decina di giorni seguiranno altri due numeri che ci consentiranno di colmare il tempo perduto.

Grazie per l’attenzione

Alberto Rosselli
Enzo Cipriano

lunedì 10 maggio 2010

mercoledì 31 marzo 2010

Paul Terlin - Federico Prizzi - Emilio Del Bel Belluz, La neve e il sangue. Al fronte con Degrelle - Storia di un sopravvissuto della Wallonie


Paul Terlin - Federico Prizzi - Emilio Del Bel Belluz
La neve e il sangue. Al fronte con Degrelle - Storia di un sopravvissuto della Wallonie
Novantico Editrice, 2010, brossura 13,5 x 21,5 cm. pag. 208, prezzo 20,00 euro.
Immagine copertina ad alta definizione:
http://img138.imageshack.us/img138/413/copertinayj.jpg
Novantico Editrice Casella Postale 28 - 10064 Pinerolo (TO) http://www.novantico.com/
Disponibile presso: http://www.ritteredizioni.com/

Fotografia di Henri Moreau alias Paul Terlin tratta dal volume "Legion Wallonie 1941 - 1945" di Jean Mabire ed Eric Lefèvre pubblicato dalle edizioni Art et Historie d’Europe nel 1988 a pagina 126 troviamo una fotografia in bianco e nero di un ragazzo vallone in divisa tedesca della Wehrmacht prima del passaggio nella Waffen SS. La didascalia recita: umo dei pimi arruolati della Legione, il sergente Henri Moreau , originario della regione del Borinage, che ha sempre servito nella 4a compagnia. Ferito in modo gravissimo il 25 agosto 1944 a Noëlla da un colpo di obice che gli amputa entrambe le braccia, raccoglierà i suoi ricordi in un opera intitolata “La Neige et le Sang ” firmata con lo pseudonimo di Paul Terlin:
http://img41.imageshack.us/img41/9799/moreau.jpg
Copertina dell'edizione francese del 1972:
http://img31.imageshack.us/img31/1030/mor1z.jpg
Manifesto della Legione Wallonie riprodotto nella controcopertina del volume:
http://img59.imageshack.us/img59/4335/wallonie.jpg

Indice: Prefazione, Il perchè di una scelta di Federico Prizzi; La Neige et le Sang di Federico Prizzi; La neve è rossa di Emilio del Bel Belluz; Henri Moreau di Harm Wulf; 1 aprile 2008 di Emilio del Bel Belluz; Leon Degrelle, come io l'ho conosciuto di Henri Moreau; La Neve e il Sangue: Capitolo I L'Ucraina: Ritorno al Fronte; Sulla difensiva a Mochny; La foresta di Teclino; Un isba nella fanghiglia; Ripiegamento sotto il fuoco nemico; Terrore a Starosseliè; Il "ferro di cavallo" di Derenkowez; Nowo-Bouda, la nostra grande battaglia, Chenderofka, ultima tappa; Eroico sfondamento. Capitolo II L'Estonia: Partita a scacchi in Estonia; La riconquista del mulino di Patska; Kambia rimane in mano nostra; Centocinquanta contro tremila, La nostra ultima frontiera si trova sull'Embach; A Noëlla, 25 agosto 1944; La nave-ospedale del Baltico; Una fantastica evasione.



"Lontano dal nostro paese, senza notizie dei nostri familiari, senza grandi speranze di vincere questa guerra, ma fanaticamente attaccati al nostro giuramento e ai nostri ideali, noi siamo più che mai sensibili a questo cameratismo che unisce tutti i volontari della Waffen-SS. Da questa Estonia, dall'estremo dell'Europa, tra due battaglie, noi viviamo qualche cosa di unico. Noi abbiamo donato tutto: la nostra gioventù, il nostro onore. Noi siamo decisi a continuare su questo cammino liberamente scelto, senza preocuparci dei colpi del nemico, delle beffe e dei giudizi. A noi importano solo i nostri camerati; noi apparteniamo ad uno stesso mondo che non ha più niente in comune con i piccoli calcoli di alcuni, quelli che pensano solo a se stessi, che attendono tranquillamente la fine della guerra". Questo libro contiene la straordinaria storia scritta da uno dei tre sopravvissuti del primo contingente della Legione "Wallonie". Pubblicato nel 1972 da Henri Moreau, in arte Paul Terlin, rappresenta una commovente e drammatica testimonianza dei combattimenti sul fronte russo e dell'odissea dei vinti a guerra finita. Uno dei racconti più belli del Novecento, capace di superare nel tratto di penna autori del calibro di Jünger e Degrelle. Una storia da leggere tutta d'un fiato, che riuscirà a conquistare e a stupire anche i profondi conoscitori di quegli accadimenti.



“La Neige et le Sang ” di Federico Prizzi in Letteratura - Tradizione n. 27, marzo 2004 pagina 33



“La Neige et le Sang ”, pubblicato dalle Editions de la Pensée Moderne di Parigi nel 1972, è un bel libro, inedito in Italia, che racconta una storia di guerra accaduta durante il Secondo Conflitto Mondiale. Nelle librerie o anche sulle bancarelle di libri usati se ne trovano tanti di libri che, come questo, sono scritti da militari sopravvissuti ai più duri combattimenti e che, conclusasi la guerra, spesso ad anni di distanza, ne raccontano gli avvenimenti. Allora il lettore si chiederà perché parlare di questo libro? Per due motivi principali. Innanzitutto, per lo scrittore, Paul Terlin, giovane militante rexista dell’anteguerra, considerato da Degrelle come uno dei più fedeli tra quelli della “vecchia guardia”, parteciperà, da subito, ai primi combattimenti della Legione “Wallonie” tra il Don e il Dnieper. Sarà, oltre a ciò, insieme a Degrelle e ad un altro soldato, l’unico superstite, a fine guerra, del primo contingente di 1200 volontari valloni che partirono dalla Gare du Nord di Bruxelles l’8 agosto 1941. Arruolatosi come volontario semplice concluderà la Seconda Guerra Mondiale, col grado di Oberscharführer (Maresciallo) delle Waffen-SS decorato con la Croce di Ferro e la “Nahkampfspange”, medaglia che veniva concessa a chi aveva ingaggiato più di trenta corpo a corpo in combattimento. Terlin, pertanto, è sicuramente uno dei più grandi conoscitori di quello che fu il fenomeno del volontarismo vallone ed europeo sotto le insegne del Terzo Reich. Un altro motivo per cui si deve parlare di questo libro è anche perché i fatti qui raccontati trattano dei volontari della 28ª Divisione delle Waffen-SS che lottarono nella terra dei Soviet. In Italia gli unici testi reperibili sulla “Wallonie” sono, soprattutto, quelli della Sentinella d’Italia che ha tradotto la maggior parte dei libri scritti da Leon Degrelle. Questi testi presentano, però, per chi vuole approfondire le proprie conoscenze su questi soldati, il solo punto di vista del loro leader Leon Degrelle. Ecco, dunque, un libro che seppur limitato ai combattimenti avvenuti nell’Autunno-Inverno del 1943-44 in Ucraina e nell’Estate del 1944 in Estonia, ci fornisce ulteriori informazioni su quei mesi drammatici che videro centinaia di migliaia di europei combattere e morire per difendere l’Europa dal Comunismo. La prima parte di “La neige et le sang” è dedicata dall’autore all’assedio di Tcherkassy. Alla fine del Novembre 1943, la Legione vallona venne incorporata nelle Waffen-SS come SS Sturmbrigade “Wallonien”, affiancata alla Divisione “Wiking” del Generale Gille per partecipare all’offensiva per la riconquista di Kiev. I valloni sono così inseriti nell’VIII Armata tedesca che, nel Gennaio del’44, presidia il fianco del Gruppo Armate Sud a Bielaïa Tserkov, Cerkassy e Kirovograd. Alla SS Sturmbrigade “Wallonien” viene assegnato, in particolare, un fronte totale di sette chilometri, tra la grossa borgata di Mochny, situata vicino alla foresta di Tcherkassy e al grande fiume Dnieper, e il villaggio di Baibusy. I valloni si trovano, pertanto, nel punto più ad Est dello schieramento tedesco. Vengono da subito sottoposti agli incessanti attacchi dell’Armata Rossa che riuscirà in pochi mesi a creare una “sacca”di 45 chilometri da nord a sud e da 15 a 20 da ovest a est chiudendo, così, la propria morsa a tenaglia a ben 50 chilometri dietro le postazioni vallone. Lottando in condizioni terribili col freddo, nel fango, nella neve, senza armi controcarro, attaccati da dalla terribile fanteria siberiana supportata anche dai feroci battaglioni di donne soldato, questi combattenti per l’Europa garantiranno, insieme ai loro camerati della “Wiking”, con immani sforzi, la ritirata di più di 50 000 uomini chiusi nel “kessel” che rischia di trasformare Tcherkassy in una nuova Stalingrado. Belloserje, Starosselje, Derenkowe, Arbusino, Chanderowka, Nowo Bouda, Lissianka, sono tutte le tappe di una sanguinosa ritirata, fatta di continue controffensive e di contrasti dinamici, che a costo di immense perdite, permetterà agli uomini del Reich di raggiungere il Panzer Korps del Generale Manstein che Hitler ha mandato in loro aiuto. L’odissea di Tcherkassy, per le forze dell’Asse, si concluderà con 35000 sopravvissuti e 18000 tra morti e dispersi. Il prezzo pagato dai valloni sarà altissimo. Dei 2000 volontari arrivati al fronte nel Novembre ’43, ben 1400 saranno i caduti tra cui lo stesso comandante della “Wallonie” Lucien Lippert. Nella seconda parte del libro, Terlin narra, invece, gli episodi di un’altra zona calda del Fronte dell’Est, l’Estonia. In particolare, è sulla Narva che i valloni del “Kampfgruppe Ruelle” vengono schierati, dopo aver sfilato, nell’Aprile del 1944, tra una folla esultante a Charleroi e a Bruxelles, insieme alle nuove reclute della SS Sturmbrigade “Wallonie”. Saranno proprio queste nuove reclute che il giovane Maresciallo Terlin, uno dei pochi veterani della Brigata ancora in vita, dovrà addestrare, a pochi chilometri dal Fronte, in sole 4 settimane. Nell’Estate del 1944, il 3° Corpo blindato delle Waffen SS, comandato dal Gruppenf̣ührer Steiner, tiene tutto il settore dell’Estonia dalla Narva al Lago Peïpus. I valloni si trovano così fianco a fianco con i volontari norvegesi, olandesi, danesi, estoni, finlandesi e fiamminghi, insieme, per lottare contro un nemico che, oramai, vittorioso su gran parte del suo territorio, mira a inseguire le truppe del Reich anche fuori dai propri confini. In un’Europa sempre più minacciata dal comunismo la situazione è drammatica: la popolazione civile, soprattutto donne e bambini, terrorizzata dalle nefandezze dei “liberatori” sovietici fugge verso Tallin, per prendere le ultime navi che attraversano il Baltico. A difendere questa povera gente oltre ai volontari delle Waffen-SS anche migliaia di uomini estoni che, spesso privi di un’adesione ideologica al Nazionalsocialismo, lottano solo per difendere le proprie famiglie. In uno scontro impari l’autore vede durante i ripetuti attacchi morire la maggior parte di quei giovani entusiasti, arruolatisi solo per realizzare quel sogno che fu l’Europa. Ed è proprio mentre racconta quel sacrificio enorme che Terlin si lascia trascinare dalle emozioni scatenate dal suo ideale: “Lontano dal nostro Paese, senza notizie dei nostri familiari, senza grandi speranze di vincere questa guerra, ma fanaticamente attaccati al nostro giuramento e ai nostri ideali, noi siamo più che mai sensibili a questo cameratismo che unisce tutti i volontari della Waffen-SS. Da questa Estonia, dall’estremo dell’Europa, tra due battaglie, noi viviamo qualche cosa di unico. Noi abbiamo donato tutto: la nostra gioventù e il nostro onore. Noi siamo decisi a continuare su questo cammino liberamente scelto. Senza preoccuparci dei colpi del nemico, delle beffe e dei giudizi. A noi solo importano i nostri camerati. Noi apparteniamo a uno stesso mondo che non ha più niente in comune con i piccoli calcoli di alcuni, quelli che pensano solo a se stessi, che attendono tranquillamente la fine della guerra.”. A Noëlla, il 25 agosto 1944, il Maresciallo Terlin viene gravemente ferito in combattimento: una granata d’artiglieria nemica gli stacca di netto il braccio destro e la mano sinistra. Menomato nel fisico, ma non nello spirito questo giovane Sottufficiale, evacuato dal fronte da una nave ospedale tra immani sofferenze attenderà la fine della guerra. Purtroppo, però, la fine del conflitto per questo reduce delle Waffen-SS non significherà anche la fine delle privazioni.

Nel settembre del 1945, dopo essere stato trasferito in vari ospedali con la speranza di ottenere delle protesi per le sue braccia, viene rinchiuso nel campo di prigionia di Augsburg, in Baviera, da cui riuscirà ad evadere! Catturato, verrà processato in base alle sentenze emesse dal Tribunale di Norimberga secondo cui tutti i quadri delle Waffen-SS, a partire dal grado di Oberscharführer, devono essere considerati “criminali di guerra”. Rinchiuso nel Campo di concentramento di Darmstadt, sottoposto a continue umiliazioni dai suoi carcerieri, per la maggior parte immigrati tedeschi provenienti dal Portogallo o dalla Svizzera, verrà rilasciato nell’agosto del 1947 dopo una penosa opera di “denazificazione”. Tornato in Belgio verrà nuovamente processato e condannato. Il 2 aprile 1949, a 28 anni e a quattro anni dalla fine della guerra, Paul Terlin anziano Maresciallo della Brigata d’Assalto delle SS “Wallonie” esce dalla prigione di Merxplas, pronto ad inserirsi nella vita civile, ma con ancora sulle labbra il suo giuramento: “Mon honneur s’appelle fidélité”.





lunedì 28 dicembre 2009

Operazione Barbarossa, di Gianantonio Valli






Dalle analisi di Hoffmann e Suvorov... l'Operazione Barbarossa, invasione della pacifica URSS o una guerra preventiva?

L'argomento principe per valutare le intenzioni di un esercito e, di conseguenza, quelle della nazione che rappresenta, è la sua dislocazione, il suo schieramento. Vi sono esigenze in ambito tattico e strategico che prescindono dall'appartenenza nazionale e della scuola dominante in quel momento. Per ogni esercito, ed a ogni latitudine, una nazione che abbia deciso di perseguire una politica offensiva, che abbia scientemente pianificato un attacco deve avere, quanto meno nel punto previsto per lo sfondamento, una superiorità numerica di almeno tre a uno, e bastevoli soldati per presidiare l'intera linea del fronte e rispondere ad eventuali contrattacchi diversivi. Era forse questa la situazione della Germania nel giugno 1941? Non sembra proprio. In quel caso specifico si è trattato di un attacco non dettato da volontà di conquista, bensì portato per scongiurare o quanto meno allontanare un pericolo incombente.


Autore[i]: Gianantonio Valli
Editore: Effepi
Anno: 2009
Pagine: 190

Dimensioni (cm): 14 x 21
Altro: Brossura. 10 cartine e 30 illustrazioni b/n

lunedì 9 novembre 2009

Ozegna, 8 luglio 1944. Cronaca di una inutile strage: Sergio Nesi vs Bardelli




E' uscito qualche tempo fa un libro di Sergio Nesi, ex Uff.le dei mezzi navali della Xa MAS, che ricostruisce la strage di Ozegna: Ozegna, 8 luglio 1944. Cronaca di una inutile strage, Nesi Sergio, - Lo Scarabeo (Bologna). Nel libro e in un suo blog, dal quale sono tratte le seguenti citazioni in corsivo, Nesi cita la biografia scritta dallo scrivente, Andrea Lombardi, nel 2005. Il giudizio che Nesi dà della mia ricostruzione della vita del fondatore del Btg Barbarigo è solitamente buono. Purtroppo però, nel corso della sua disanima sul Comandante Bardelli e sulla sua carriera militare in generale, e su Ozegna in particolare, Nesi scrive (grassetti e note tra parentesi mie):

Bardelli non era un comandante nel senso vero e proprio, non aveva le caratteristiche di un Master and Commander nel significato che si dà in Marina a queste due parole. Master, capitano, lo era di sicuro per via dei suoi gradi, ma Commander proprio no, non era un condottiero che si mette a capo dei suoi uomini in battaglia, che si comporta verso di loro come un padre responsabile e non li manda al macello inutilmente.Bardelli, abituato a quella vita e a quel frastuono, non si esprimeva con toni normali, ma istintivamente parlava ad alta voce o urlava e i suoi scatti d'ira, come è noto e come è confermato nella sua biografia, erano incontrollabili.

(la "biografia" citata sarebbe la mia; Nesi utilizza capziosamente alcune citazioni: in numerosi passi della mia biografia la "durezza" di Bardelli è sempre seguita, dalla parole di chi lo ha conosciuto, da considerazioni sulla sua umanità e bonarietà, dietro il suo fare burbero. Inoltre, "duro" o "deciso" non è necessariamente sinonimo di "irresponsabile" "scatti d'ira" "raptus di nervi", come da citazioni di Nesi... Tale incredibile forzatura di Nesi, vero atto di disonestà intellettuale, la dice lunga sulla bontà storiografica delle sue considerazioni "storiche" su Bardelli e Ozegna, e sui suoi scopi reali dietro questo libro di "indagine". Le considerazioni di Nesi su "master e commander", peraltro fuori luogo nel caso di Bardelli, che, a detta di chi era stato ai suoi ordini, era un vero Leader of men, come era stato un eccellente Ufficiale di macchina, lo scrivente, che naviga sulle navi bianche, le vede applicate tuttora negli anacronistici ma tradizionali "steccati" che ci sono tra Ufficiali di Coperta e Macchina.)


Nel corso delle mie visite a Ozegna mi sono ricordato di loro, perchè ho pensato che forse uno di quei ragazzi scampati dall'inferno di Nettuno era venuto a morire sulla piazza Umbertp I di quel paesino, senza sapere perchè e per colpa di un irresponsabile (che sarebbe Bardelli, nota mia).

Ecco perchè non riesco a capire tutto quel fanatismo di alcuni reduci del Barbarigo verso la figura di quel "Leggendario Comandante", fanatismo che ho potuto osservare anche al Campo della Memoria quando gli oratori di turno hanno rievocato solo Bardelli, dimenticandosi completamente che sul campo di battaglia di Anzio e Nettuno il loro vero comandante si chiamava Vallauri; e che ad Anzio e Nettuno c'era pure il Gruppo di Artiglieria San Giorgio, al comando del ten. di vasc. Renato Carnevale.

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E' la storia di una inutile strage avvenuta in pochi minuti nella stretta piazza di Ozegna, una piccola località del Canavese, verificatasi nel pomeriggio dell'8 luglio 1944. Una sessantina di uomini dei battaglioni "Barbarigo" e "Sagittario" della X Flottiglia MAS, al comando del maggiore del Genio Navale Umberto Bardelli, si scontrarono improvvisamente con una ventina di partigiani al comando del loro capo Piero Urati, nome di copertura "Piero Piero", dopo essere stati per una ventina di minuti mescolati tra loro in amichevoli conversari. Improvvisamente "Piero Piero", con un balzo si allontanò da Bardelli e gli urlò: "Comandante, siete circondati...arrendetevi!", ma Bardelli, preso di sorpresa, gli replicò con un altro urlo: "Barbarigo non si arrende!...", ma, in un incontrollato raptus di nervi, purtroppo soggiunse: "FUOCO!".


(Nesi scrive nel suo Ozegna che il rifiuto del Cte Bardelli di arrendersi fu un atto irresponsabile e solo frutto di uno "scatto d'ira", foriero dell'inutile morte dei suoi Marò. In realtà, la situazione nella piazza di Ozegna non era quella di "amichevoli conversari", ma nonostante gli sforzi di dialogo tra Bardelli e Urati, molto tesa: il successivo ingresso sulla scena dei partigiani di Urati ben difficilmente avrebbe condotto a un esito differente... e non riusciamo a vedere quanto "irresponsabile" o da "incontrollato raptus di nervi" sia la decisione, fatale ma attinente in pieno all'onore militare, il non arrendersi al nemico senza combattere - e qui purtroppo gioca nell'accanimento di Nesi la sua stessa biografia, essendosi per l'appunto arreso agli Alleati al termine di una inconcludente missione a fine guerra, da lui ricostruita come invece un'epica impresa. Lo scrivente, peraltro, segnala che diversi veterani videro in quella "missione" del Nesi una vera e propria fuga; missione che avrà come conseguenza ad ogni modo la fine del reparto comandato da Nesi, lasciato privo di ordini e quindi facile preda dei titini. Non ci sentiamo di avvallare quest'ultima tesi: il dato di fatto è che la missione di Nesi portò alla perdita del suo mezzo e a nessun risultato; anche il riflesso psicologico della stessa "beffa" sugli Alleati e sugli italiani occupati è tutto da verificare, visto che è basato solo sulle affermazioni di Nesi.

(Il capo partigiano Urati, che uccise Bardelli, in questo dimostrandosi infinitamente superiore umanamente e militarmente a Nesi, mi disse telefonicamente di recente, parlando del suo nemico di allora, che "Bardelli era un coraggioso, e non vorrebbe averlo ucciso")

(In realtà, vedi quando Nesi scrive -scoprendo le carte sulle sue vere motivazioni- "fanatismo... alcuni reduci del Barbarigo... Campo della memoria", questo libro è basato non su una ricerca storica senza ira et studio, ma solo sui rancori personali del Nesi, cfr. le annose e controverse questioni relative alla progettazione e costruzione del Campo della Memoria a Nettuno, che -a ragione o a torto- coinvolsero anche Nesi, la cerimonia del 2005 al citato Campo dove Nesi fu trattato da alcuni veterani del Barbarigo come ospite non gradito, o le reiterate e non certo encomiastiche opinioni del Nesi verso i reparti di terra della Xa, e alcuni veterani del Barbarigo in particolare).

AGGIUNTA del 12 luglio 2011

Sul sito web dell'ass. comb. Xa viene postato l'8 luglio 2011 il seguente comunicato, che non saprei definire se ipocrita o vergognoso, visto l'autore di detto comunicato e ciò sopra esposto:

http://www.associazionedecimaflottigliamas.it/xmas/public/pagine.aspx?id=db390d6e01f6491bae35179ac20d5d62

Ozegna 8 Luglio 1944 - 8 Luglio 2011 - RICORDO DI UNA INUTILE STRAGE

«s.c. a.u.MARIO TEDESCHI - btg. Barbarigo - "...Piero Piero balzò indietro (dietro a un albero...ndr) puntando l'arma contro il Comandante, ordinando di arrendersi... Ma Bardelli, invece di arrendersi, rispose lanciando un grido che poi diventò la nostra divisa fino alla fine: Barbarigo non si arrende! FUOCO!...»" (da M.Tedeschi: "Sì bella e perduta" ed. Serarcangeli - Roma - 1953 - pag. 47 e ss.).Morirono in quel giorno:il c.c. Umberto Bardelliil s.t.v. Salvatore Beccocciil capo di 3ª cl. Francesco Redentinoil s.c. Ottavio Gianolliil marò Gianni Biaghettiil marò Franco De Berardinisil marò Pietro Fiaschiil marò Giovanni Grossoil marò Armando Masiil marò Pietro Repetti

L'Associazione Combattenti della X Flottiglia MAS li ricorda tutti con immutato rimpianto per il loro inutile sacrificio.
T.V. Sergio Nesi, Comandante dei Mezzi d'Assalto


Il significato di quell'"inutile" sarà sfuggito ai più, ma è chiaro dopo aver letto il libro Ozegna o questo post.

giovedì 2 luglio 2009

Nuova edizione: "I decorati con la Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia e Spade" di Andrea Lombardi




I due volumi dell’opera presentano tutti i centocinquantanove decorati con la Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia e Spade della Wehrmacht e Waffen-SS, una delle massime decorazioni al valore del Reich, tramite del-le schede biografiche dove è ripercorsa in dettaglio la loro carriera militare e le coraggiose azioni nelle battaglie che li videro protagonisti: Peiper a Kharkov e nelle Ardenne, Wittmann in Normandia, Baade a Montecassino, Bärenfänger nella testa di ponte del Kuban, Bäke a Cherkassy, Ramcke a Brest, Fritz von Scholz e Felix Steiner a Narva, Lent e Schnaufer nei cieli notturni sulla Germania bombardata, i leggendari duelli aerei di Hartmann, Marseille, Galland…

Sono inoltre citate le motivazioni del conferimento della Croce di Cavaliere e dei suoi gradi superiori, e incluso l’elenco completo delle decorazioni e dei riconoscimenti loro conferiti.

Volume 1, 220 pagine, f.to 17x24, ill. b/n

Volume 2, 250 pagine, f.to 17x24, ill. b/n

30,00 Euro a volume

Effepi Edizioni
Via Balbi Piovera 7
16149 Genova

Telefono +39 010 6423334
Mobile +39 338 9195220

E-Mail effepiedizioni@hotmail.com

Ringraziamo Giorgio Sala per la nuova veste grafica.

sabato 31 gennaio 2009

Cheren


Cheren
1 febbraio -27 marzo 1941
di Nicola Carnimeo

F.to 14x21, 210 pag. + foto f.t., 22,00 Euro

Edizioni Effepi, Genova